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📍Sestola: la montagna chiede verità. Tutte le incongruenze del dibattito sull’emergenza sanitaria

  • Immagine del redattore: Roberto Pieralli MD
    Roberto Pieralli MD
  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 4 min

Il dibattito tenutosi a Sestola sull’organizzazione del sistema di emergenza-urgenza nell’Alto Frignano ha rappresentato un momento fondamentale per mettere a confronto dati, modelli organizzativi e visioni molto diverse della sanità pubblica. Una netta frattura tra il Mondo Professionale e quello dell’Azienda Sanitaria locale.

Il confronto ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’AUSL di Modena, delle società infermieristiche, di sindacati medici e del Presidente nazionale della SIS 118, Mario Balzanelli. Il tema centrale: la rimozione del medico dal mezzo di soccorso di Fanano e la tenuta del sistema d’urgenza in montagna. Un confronto pubblico acceso, nel quale alcuni rappresentanti istituzionali e professionali hanno sostenuto tesi smentite dai fatti. Ecco cosa è emerso.

La cornice: un territorio fragile, una popolazione mobilitata, una scelta incomprensibile

Il 6 agosto a Sestola si è tenuto un incontro pubblico promosso dal comitato civico “Salviamo l’emergenza sanitaria in montagna”, con il patrocinio del Comune. Tema centrale: l’eliminazione, a partire dal 1° luglio, del medico di emergenza territoriale dal mezzo di soccorso di Fanano, sostituito da un equipaggio composto da solo infermiere e autista soccorritore.

Un territorio montano, geograficamente fragile, vasto (oltre 700 km²) e con difficoltà strutturali evidenti (viabilità, meteo, connessioni), si è visto privare di un presidio sanitario avanzato. La reazione è stata forte: una petizione con oltre 25.000 firme, centinaia di adesioni e una partecipazione popolare mai vista.

Le assurdità di Brunetti (AUSL Modena): tra dati manipolati e sicurezza precaria

Il direttore del Distretto di Pavullo, Massimo Brunetti, ha sostenuto con convinzione che “non esiste un problema di sicurezza” legato alla rimozione del medico. Ha elogiato il nuovo sistema, basato su ambulanze con un solo infermiere, elisoccorso e centrale operativa.

Ha affermato che i medici MET di Fanano “vedevano pochi pazienti complessi”, citando “9 casi gravi in un anno”. Dati poi smentiti dai documenti ufficiali AUSL, che attestano 246 interventi, 69 pazienti critici e 9 in condizioni gravissime.

Ha difeso l’equivalenza tra infermiere e medico nel trattamento dell’arresto cardiaco, sostenendo che “la stessa cosa la può fare un infermiere con un protocollo”. Una posizione che ignora ogni principio di responsabilità clinica, autonomia decisionale e complessità diagnostico-terapeutica.

Ha indicato come “funzionante” un sistema che si basa sull’elisoccorso, dimenticando che di notte vola un solo elicottero per tutta l’Emilia-Romagna, con decolli non inferiori a 20-30 minuti e forti limitazioni meteo. Tutto ciò è in contrasto con il Decreto Ministeriale 70/2015, che qualifica l’elisoccorso come mezzo integrativo, non sostitutivo. Il tutto condito da attacchi personali verso i medici che non si sono piegati alla logica dell’obbedienza silente.

Andrea Andreucci (SIET): l’ideologia travestita da scienza

Il presidente della SIET ha sostenuto che “tutto è codificato”, che l’infermiere può eseguire le stesse manovre del medico, che “i protocolli bastano” e che la differenza di outcome è irrilevante. Ha citato generici “studi” senza mai nominarne uno, bollando come “non esistenti” le numerose ricerche internazionali a supporto della presenza del medico. Ha accusato i medici del MET di essere inadeguati, sostenendo che molti erano specializzati in altro e svolgevano solo “marchette al 118”.

Una narrazione tossica, infondata, palesemente ideologica e distante anni luce dalla realtà clinica. La medicina non è un algoritmo. I protocolli non salvano vite da soli. Ogni paziente è un pezzo unico, non oggetto di automatismi acritici.

Giuseppina Parente (FIALS): onestà intellettuale, chiarezza, coraggio

L’infermiera di terapia intensiva e sindacalista FIALS ha rimesso i piedi per terra, smontando punto per punto le mistificazioni in atto. Ha ribadito che non esistono protocolli che giustifichino un solo soccorritore, che la rianimazione è un lavoro di squadra, e che togliere un medico significa tagliare un braccio all’equipe. Ha parlato con coraggio della realtà: della nebbia, della neve, della scena difficile, della concitazione, della solitudine degli operatori. E della pericolosa retorica secondo cui “uno vale uno” anche nella gestione dell’urgenza.

Mario Balzanelli (SIS 118): la forza dei dati, la voce dell’esperienza

In collegamento video, il presidente nazionale della SIS 118 ha chiarito senza ambiguità: la presenza del medico aumenta le probabilità di sopravvivenza. Esistono decine di studi scientifici a confermarlo, tra cui Bocter (2009), Bottiger (2016), Metzner, Endo (2021), Hamilton, pubblicati su riviste internazionali di rilievo.

Ha denunciato la mistificazione linguistica (“avanzato” non vuol dire nulla se non c’è il medico) e ha promesso che se necessario verranno portati i magistrati in aula pubblica per ribadire le responsabilità di chi declassa il sistema. “Sostenere che un sistema è più sicuro senza medico è pericolosissimo”, ha detto. Ed è difficile dargli torto.

Roberto Pieralli (SNAMI): rigore, documenti, verità

  • Ha dimostrato che i medici c’erano, che l’accordo prevedeva rotazione tra sedi e copertura completa 24/7.

  • Ha smascherato i numeri manipolati sugli interventi del MET.

  • Ha ricordato il valore delle linee guida vere (non i protocolli aziendali a uso interno) e l’importanza del team.

  • Ha chiarito che nessuno, medico o infermiere, può fare il lavoro di tre persone da solo.

  • Ha denunciato la follia di pensare che l’elisoccorso possa sostituire un sistema territoriale strutturato.

Il suo intervento è stato un punto di equilibrio tra scienza, buon senso e difesa della sanità pubblica. Ha parlato da medico, da sindacalista, da cittadino.

Conclusione: la montagna merita rispetto, non narrazioni d’ufficio

Il dibattito di Sestola ha messo a nudo due visioni inconciliabili: quella burocratica, autoreferenziale e ideologica di chi amministra, e quella di chi lavora ogni giorno sul campo, a rischio della propria pelle, per garantire salute vera alle persone. La montagna non può diventare laboratorio sperimentale di sistemi improvvisati. La verità deve tornare al centro del dibattito pubblico. E i cittadini hanno il diritto di pretendere risposte vere, non propaganda travestita da riorganizzazione.

✅ La verità è chiara

Non si tratta di una guerra tra professioni. Medici, infermieri e soccorritori devono lavorare insieme, perché nessuno da solo può garantire un trattamento efficace in contesti critici, tanto meno in un’area montana disagiata e distante dagli hub ospedalieri.

Il tentativo di far passare il concetto che “basta un operatore” è non solo scientificamente infondato, ma eticamente inaccettabile anche laddove la stessa Azienda Sanitaria tramite il dott. Bandiera asserisce che i tempi siano essenziali: delle due l’una, se erano essenziali i tempi allora perché allungarli sistematicamente tramite la riduzione della presenza medica della zona, per usarne un’altra più lontana, se presente e libera da interventi?!

Originariamente pubblicato il 6 agosto 2025 su Il Substack di Roberto Pieralli MD

 
 
 

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