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🔴 Emergenza territoriale 118: un sistema che regge, ma quanto ancora si puo' stirare la coperta corta?

  • Immagine del redattore: Roberto Pieralli MD
    Roberto Pieralli MD
  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Sono intervenuto a nome di SNAMI Emilia-Romagna, principale sindacato dei medici dell’emergenza territoriale 118, ma soprattutto a nome dei tanti medici dell’emergenza territoriale che ogni giorno lavorano in prima linea per garantire una risposta rapida ed efficace ai cittadini in difficoltà.

È stata l’occasione per affrontare, con un linguaggio diretto ma documentato, i punti di forza e le gravi criticità di un sistema che, seppur ancora funzionante, mostra segni di logoramento evidenti.

📉 Il rischio della “coperta troppo corta”

Da anni si tagliano automediche, si razionalizzano i turni, si stratificano i codici colore per tentare di “indirizzare” le risorse disponibili. Ma la verità è semplice: la coperta si è accorciata troppo. E se si tira da una parte, inevitabilmente si scopre dall’altra.

Abbiamo pazienti con dolore toracico o crisi asmatiche che vengono inizialmente affidati a personale volontario o infermieristico mandato in avanscoperta anche su codici rossi “base” e talvolta financo “avanzato”. Ma quando non basta, la copertura medica avanzata non sempre arriva, oppure arriva in ritardo.

E la Regione cosa ci risponde quando chiediamo di sapere quante volte il medico è stato richiesto dal mezzo sul posto e questo non è stato disponibile in quanto già impiegato altrove? Che “non misura il dato”. Eppure abbiamo registrato moltissimi casi in cui un paziente classificato come gravemente critico (codice 3) non ha ricevuto la risposta territoriale di una vera équipe avanzata con medico e infermiere. Sono numeri reali, non percezioni.

🧩 La confusione tra “mezzo avanzato” e “mezzo intermedio”

È fondamentale chiarire un punto: non tutti i mezzi etichettati come “avanzati” lo sono davvero nella pratica. Un mezzo con solo personale infermieristico, per quanto competente, non può garantire da solo l’intervento ALS (Advanced Life Support) completo nei tempi richiesti. Lo dice la logica clinica, lo dice financo la normativa ministeriale, lo dice la nostra esperienza.

La realtà è che in Emilia-Romagna oggi si calcola un mezzo avanzato ogni 29.000 abitanti, quando il DM 70 ne prevede uno ogni 60.000. Un miracolo? No, un errore metodologico: stiamo contando mezzi non omogenei tra loro come se lo fossero. Le conseguenze? Gravi sul piano operativo, dannose sul piano della qualità assistenziale, ingannevoli sul piano politico.

🔄 Dalla parametrazione alla soluzione

La nostra proposta è chiara: rivedere la rete dell’emergenza territoriale secondo parametri trasparenti, condivisi e aderenti alla realtà clinica. Non basta più “reggere”: serve riequilibrare. E serve farlo insieme, con il contributo diretto dei professionisti. Abbiamo suggerito di:

  • riequilibrare il rapporto tra mezzi medicalizzati e non medicalizzati portando i primi da circa 1:100.000 verso l’1:60.000;

  • garantire la presenza dell’équipe medico-infermieristica in tutti i casi critici;

  • organizzare turnazioni tra aree a basso e alto volume per mantenere attive le competenze;

  • misurare finalmente in modo trasparente i dati reali di risposta e copertura.

Perché, lo ricordiamo con forza, se nei CAU garantiamo medico e infermiere per le patologie minori, non possiamo accettare che nelle situazioni critiche si abbassi il livello assistenziale. Sarebbe non solo incoerente, ma pericoloso.

🧠 Giovani, formazione e futuro

C’è un altro tema fondamentale: dove formiamo i giovani se tagliamo i mezzi? Dove mettiamo i nuovi medici, se non ci sono più le postazioni dove imparare sul campo? Il sistema rischia di auto-sabotarsi. E i giovani lo capiscono benissimo: se non trovano soddisfazione e riconoscimento, se ne vanno. Spesso con un biglietto low cost per un Paese che li valorizza meglio.

✅ In conclusione

Abbiamo detto la nostra, come sempre in modo costruttivo. Ora tocca alla Regione. Non servono grandi rivoluzioni, ma buon senso, dati trasparenti e rispetto per il lavoro dei professionisti. Perché, alla fine, non chiediamo privilegi, chiediamo solo di essere messi in condizione di fare bene il nostro lavoro: soccorrere vite, nel minor tempo possibile, con le migliori risorse disponibili.

Grazie per l’attenzione. Continueremo a portare la voce di chi l’emergenza la vive, ogni giorno, su strada e non dietro una scrivania a parlare di burocrazie e insensate classificazioni fumose che non portano al cittadino tutto quel che serve quando serve.

Originariamente pubblicato il 15 luglio 2025 su Il Substack di Roberto Pieralli MD

 
 
 

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